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Quando il prodotto dei medi diverge da quello degli estremi

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  • ROL
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    Originariamente inviato da figlio di rol Visualizza il messaggio
    Antiriciclaggio -

    03 Aprile 2014 Ore 06:35 Voluntary disclosure: la proposta di legge ignora il GAFI

    Le procedure di autodenuncia che si stanno diffondendo in molti Paesi sulla scorta dei lavori dell’OCSE in materia di voluntary tax compliance dovrebbero sottostare a principi stabiliti dal GAFI riguardanti l’applicazione dei normali presidi antiriciclaggio. Tuttavia, la proposta di legge presentata il 31 marzo 2014 alla Camera non ne tiene conto.


    In un mondo nel quale il GAFI è considerato ormai l’Oracolo dal quale promana ogni saggezza questo può comportare più problemi che soluzioni.
    Le procedure di autodenuncia che si stanno diffondendo fra molti Paesi si allineano a standard formulati da organizzazioni sovranazionali: principalmente l’OCSE e il suo braccio antiriciclaggio, il GAFI. Gli interventi normativi fin qui abbozzati anche in Italia non si discostano da questa tendenza.
    Ma c’è un’eccezione. Il disegno di legge (A.C. 2248 del 31 marzo 2014 ) che sostituirà l’art. 1, D.L. n. 4/2014, contiene infatti due parziali esoneri dalla segnalazione delle operazioni sospette. Uno per i professionisti, che vale limitatamente all’esame della posizione giuridica del cliente e all’assistenza nell’intera procedura, e uno per gli intermediari qualora, dopo aver acquisito tutta la documentazione della procedura, essi non rilevino elementi ulteriori e diversi da quelli contenuti nella documentazione acquisita.

    Il testo è pessimo e l’interpretazione letterale porterebbe a risultati assurdi: in base al tenore letterale gli intermediari dovrebbero essere esonerati anche se dalla documentazione acquisita emergesse che i fondi sono il frutto di una rapina, purché non rilevino elementi ulteriori e diversi.
    Ma, sorvolando sulla formulazione infelice, il punto è che l’esenzione può essere sembrata agli estensori del testo una semplificazione. In realtà rischia di essere una pessima idea per almeno due motivi.
    Il primo motivo consiste nel fatto che la disposizione non è conforme ai principi del GAFI i quali prevedono espressamente, fra l’altro, l’integrale applicazione delle misure e la proibizione di esenzioni dagli obblighi antiriciclaggio durante l’attuazione dei programmi di voluntary disclosure (GAFI, Managing the AML and CFT policy implications of VTC programmes, ottobre 2012).
    La voluntary disclosure messa in opera dall’Argentina è stata indicata come un esempio da non seguire proprio perché conteneva esenzioni simili e l’Argentina ha dovuto affrettarsi a rassicurare il GAFI sull’applicazione dei normali presidi antiriciclaggio.
    Il GAFI sta tenendo monitorati i programmi di voluntary disclosure di Argentina, Belgio, Italia, Pakistan, Turchia e Ungheria. Con i tempi che corrono, e mentre il nostro Paese si prepara per il prossimo anno alla valutazione in materia AML da parte del Fondo monetario internazionale, non sembra il caso di rischiare un “cicchetto” del GAFI.

    Il secondo motivo é che gli intermediari hanno già avuto un’esperienza analoga, con conseguenze ancora tutte da valutare. Una simile esenzione fu infatti prevista dall’art. 13-bis, D.L. n. 78/2009 in occasione dello scudo fiscale.
    Queste esenzioni impongono di fatto ai destinatari di stimare la rilevanza penale delle condotte dei propri clienti e addirittura di qualificare le condotte stesse per ipotizzare l’eventuale emersione di specifici illeciti.
    È di tutta evidenza che nessun commercialista o funzionario di banca è in grado di anticipare - per di più in tempi strettissimi - le conclusioni a cui potrebbero pervenire dei professionisti del diritto penale dopo mesi o anni di indagini, approfondimenti, dibattimenti, e due o tre gradi di giudizio.
    Insomma, l’esenzione costringe i destinatari a un esercizio impossibile e in contrasto con lo spirito della legge antiriciclaggio la quale infatti non affida loro il compito di sostituire le polizie e l’autorità giudiziaria, ma solo di segnalare certe operazioni al verificarsi di certe condizioni.
    I rischi ai quali sono esposti professionisti e intermediari in caso di (probabili) errori di valutazione sono evidenti.
    Non si capisce poi quale potrebbe essere il vantaggio, per i professionisti e gli intermediari e per i loro clienti interessati all’autodenuncia, di non eseguire le segnalazioni tenendo conto che comunque l'Agenzia delle Entrate è tenuta a comunicare all'autorità giudiziaria competente le notizie di reato e, in base al disegno di legge, la conclusione di ciascuna procedura di collaborazione volontaria.
    Una soluzione equilibrata sembra essere che professionisti e intermediari eseguano la comunicazione all’UIF all’avvio della procedura, specificando che il cliente è intenzionato ad avviare la collaborazione volontaria, e al termine della stessa integrino la SOS comunicandone anche la conclusione, in modo che l’Ufficio possa “scremare” i dossier da approfondire.
    A dire il vero non si capisce neppure quale sia il vantaggio per l’UIF di ricevere numerose segnalazioni probabilmente del tutto inutili, ma l’impianto della disciplina antiriciclaggio è progettato in questo modo a livello internazionale. Che esso stia producendo crescenti sprechi di risorse non è certo una scoperta dell’ultim’ora.
    Fatti una domanda e datti una risposta...e che sei marzullo

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  • ROL
    ha risposto
    Originariamente inviato da ROL Visualizza il messaggio
    AUTODENUNCIA: DENUNCIA = HERVE' FALCIANI:VOLUNTARY DISCLOURE

    Per chi non lo sapesse...Hervè Falciani è un dipendente (era) della sede di Ginevra della holding bancaria HSBC. Ha trafugato portando con sè "alcuni" file criptati (circa 24.000 nominativi di cui 7200 ITALIANI) di evasori/elusori fiscali (movimenti dare e avere, saldi di c/c e schemi di attuazione del loro modus operandi (almeno così riportavano i giornali). Viene definito un DELATORE.
    Gli elenchi dei signori italiani sono stati consegnati e smistati alle procure per competenza.
    E' evidente che bilanciare in questi casi il diritto alla riservatezza di questi signori con i diritti di un paese in ginocchio è scelta complicata (senza contare il perenne sottorganico della nostra amministrazione finanziaria), ma comunque alcuni dubbi che mi tormetano il sonno vorrei condividerli con voi, che ne sapete più di me...

    1) I signori inseriti in queste liste (se non sono ancora iniziati, accessi, ispezioni ecc) potrebbero aderire alla voluntary discloure?

    2) Per effettuare il rientro fisico dei capitali il cliente-signore deve rivolgersi ad un professionista di fiducia per la presentazione di una istanza all'ufficio UCIFI. Tale istanza potrebbe essere presentata dallo stesso professionista (di fiducia) che si "occupava" di questo stock-flusso? A me parrebbe di si, chi meglio di lui protrebbe tracciare "un quadro completo dei capitali detenuti" e soprattutto "l'attenta valutazione del cliente ai sensi e per gli effetti della legge antiriciclaggio"?

    3) Per effettuare il rimpatrio giuridico bisogna operare tramite sostituto d'imposta. Idem...il sostituto potrebbe essere la stessa fiduciaria che già aveva mandato di amministrazione per lo stesso patrimonio?

    4) Copertura penale? non commento, spetta al Parlamento decidere...ma comunque mantenere la sanzione penale sarebbe un deterrente...altrimenti riduzione sanzione, nix penale, ma perchè mai dovrebbero autodenciarsi? Si dice che senza l'ombrello penale i capitali non rientrerebbero mha...che l'ocse ha ristretto mha....vedremo..

    5) Passatami la battuta..non vi sembra uno schema tipico di fatturazione incrociata da società interposta per abbattere (ok..ridurre ) un debito ? ...e poi per i professionisti-intermediari che figata...compensi in uscita e compensi in entrata.
    https://angelomincuzzi.blog.ilsole24...edenti-italia/

    quanto ricordi

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  • ROL
    ha risposto
    Sequestrati in Germania documenti destinati a banca svizzera - SWI swissinfo.ch

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  • ROL
    ha risposto

    Mentre la piccola Italia (dopo aver fatto prescrivere e condonare il tutto)......firma l'accordo con la Svizzera........nella vita reale succede questo........:


    “Adesso che la Svizzera sarà costretta a comunicare i dati, i conti che per anni sono stati domiciliati a Ginevra vengono ora spostati e gestiti fuori dalla Svizzera e fuori dagli stati aderenti all’Ocse, in paesi dove non è ancora previsto lo scambio di informazioni. Sono solo i soldi a spostarsi (con un click) mentre tutta la parte amministrativa sarà tenuta e gestita dalla Svizzera. Ci sono state già le prime evidenze di questo nuovo fenomeno (migliaia di documenti sequestrati al porto di Amburgo nel giugno del 2014 che facevano riferimento a conti aperti alle Kayman da una banca svizzera) Utilizzeranno i soliti …allora ora si stanno organizzando diversamente, ossia stanno facendo gestire la modulistica da un'altra società completamente distinta dalla banca che fatturerà il servizio a una banca del gruppo bancario svizzero con sede in un altro paradiso fiscale. Utilizzeranno i soliti fondi d’investimento (“farlocco” perché unico intestatario sarà lo straccione) In questo modo si aggirerà anche l’obbligo previsto dal tanto decantato FACTA che obbliga le banche straniere a comunicare alle autorità fiscali Usa tutte le relazioni aperte con i cittadini Statunitensi”


    Con tutti sti scienziati luminari del diritto di tributario......come mai nessuno ne ha parlato di questo?
    Ultima modifica di ROL; 21-02-2015, 21:43.

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  • ROL
    ha risposto
    Terminata la lettura del libro di FALCIANI...tutto quello che ho sempre sospettato :-) E' tutto scritto e dimostrato li....:-)

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  • ROL
    ha risposto
    In Italia gli evasori sono 11-12 milioni (dati Agenzia delle Entrate): il primo partito, poco sopra il Pd (che alle Europee ha preso 11,1 milioni di voti). Perciò non si possono toccare, anche perché i partiti continuano a foraggiarsi in nero dalle imprese, rappresentate non a caso dalla più indecente Confindustria d’Europa, che ora chiede di ammorbidire la già tenerissima legge sul falso in bilancio. Quindi, signori del governo, per favore: continuate a farvi i vostri traffici, ma almeno non prendeteci in giro. Abbiamo capito tutto da un pezzo.

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  • ROL
    ha risposto
    “in un’impresa non si fanno più gli investimenti perché gli amministratori temono di finire in galera, non per una frode ma per uno sbaglio”. Ma ci faccia il piacere: in Italia non si fanno investimenti sia perché abbiamo un sistema creditizio da terzo mondo, che presta soldi agli amici degli amici e non a chi ne ha bisogno per finanziare un’idea o un progetto innovativo; sia perché abbiamo il record negativo in Europa degli investimenti stranieri (lo 0,8% del Pil, la metà della media Ocse, persino sotto Cile, Indonesia e Colombia), a causa di mafie, corruzione, bilanci truccati ed evasione. Nessuno punta un euro al casinò se sa che la roulette è truccata: e in Italia si sa che la concorrenza è sleale proprio perché gli indigeni hanno carrettate di fondi neri per taroccare le gare e corrompere gli arbitri.

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  • ROL
    ha risposto
    HERVÉ FALCIANI COME LE CARRÉ, UN ROMANZO BELLISSIMO E DEPRIMENTE (Bruno Tinti)

    21 febbraio 2015È uscito il 18 febbraio un libro che sembra scritto da John Le Carré; sembra un romanzo e invece è un mix tra una biografia e un saggio. Tratta di evasione fiscale, riciclaggio e reati connessi; di banche in generale e di HSBC in particolare; dei rapporti perversi tra queste e il mondo della finanza e della politica; della sudditanza o dell’impotenza della magistratura. Gli autori sanno quello che dicono: Hervé Falciani è un ingegnere informatico e ha lavorato per HSBC per 7 anni; Angelo Mincuzzi è un giornalista, caporedattore a Il Sole 24 Ore, specializzato in economia e finanza. Tra tutti e due hanno scritto un libro fantastico.
    Fantastico ma deprimente. Falciani ha consegnato a Usa, Francia, Spagna, Grecia, Belgio, Gran Bretagna, Germania, e – naturalmente – all’Italia, una lista contenente i nomi di decine di migliaia di clienti di HSBC e dei loro conti: tra questi, 10.000 clienti italiani, 12.000 francesi, 11.000 britannici, 6.000 statunitensi, 2.000 spagnoli, 1.300 greci. Conti riservati: che riguardassero traffico d’armi, esseri umani, droga o evasione fiscale, l’accordo clienti – HSBC ha permesso a decine di migliaia di persone di conservare e incrementare questa ricchezza al riparo di ogni indagine e prelievo fiscale. Verrebbe da pensare a un’esaltazione collettiva, finalmente si fa pulizia. Invece no; non è successo niente o quasi niente.
    In Francia un paio di procuratori della Repubblica e di Giudici Istruttori hanno lottato contro il controllo politico che è arrivato a ordinare alle forze di Polizia di cessare le indagini.

    In Spagna si è fatto un po’ di più, hanno elaborato software per trattare l’immenso materiale fornito da Falciani.

    In Usa hanno applicato a HSBC una multa da 1,9 miliardi e non hanno incriminato nessuno.

    In Italia tutto è morto: infinite dispute sulla utilizzabilità dei documenti forniti da Falciani; ohibò, sono stati rubati alla banca, provenienza illecita, non possiamo utilizzarli, proviamo a chiedere a HSBC se ci autorizza e se ce ne dà una versione più comprensibile… Quando gli svizzeri hanno detto che non se ne parlava nemmeno tutto si è fermato. D’altra parte, siamo giusti, con la prescrizione che ci ritroviamo , andare avanti era tempo perso.
    Eppure il racconto di Falciani fa inorridire. Un colosso come HSBC conta 60 (sessanta) clienti importanti, tutto il resto è minutaglia. E uno si chiede quale massa di ricchezza gestiscono questi 60 clienti, quale potere possono esercitare nel mondo. Di più, si rende conto del perverso intreccio che lega ai governi del mondo una banca come questa, che fattura 100 miliardi di euro, produce un utile dell’8%, ne distribuisce quattro ai clienti e uno agli azionisti e questo ogni anno.
    Capisce, ad esempio, come mai una direttiva europea sul Risparmio ha virtuosamente previsto che chi gode di rendite provenienti da prodotti finanziari allocati in Svizzera deve pagare le imposte nel Paese di residenza; ma solo se è una persona fisica perché la norma non si applica alle società. Così HSBC (e presumibilmente ogni altra banca) ha curato la costituzione di società che gestiscono le rendite dei propri clienti; e ha preso accordi con il Fisco svizzero per una tassazione forfettaria e favorevole.
    Alla fine resta impressa una riflessione di Falciani: questa gente accetta il rischio che un investimento non dia i frutti sperati e anzi faccia perdere del denaro. Ma quello che proprio non gli va giù è pagare le imposte.

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  • ROL
    ha risposto
    Originariamente inviato da ROL Visualizza il messaggio
    " Noi non abbiamo la stessa sensibilità degli altri paesi per l'evasione fiscale..."

    Falciani dice che i magistrati in Italia non hanno neppure più gli occhi per piangere con tutti questi condoni e prescrizioni......Risposta: " Falciani è più libero di parlare di ME nonostante io stia in pensione"

    ecco....di cosa vogliamo parlare :-)

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  • ROL
    ha risposto
    Servizio Pubblico, Caselli:

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